Class action contro Ford

Lo scandalo Dieselgate, scoppiato in America nel 2015, ha visto colossi automobilistici come Volkswagen e Ford essere accusati di aver mentito sui dati delle emissioni di sostanze nocive per l’ambiente. Reato perpetrato non semplicemente nascondendo o alterando i relativi dati, bensì le aziende sono state accusate di aver installato dei dispositivi sulle automobili in grado di ingannare il governo USA.

Nel caso della Ford, molti consumatori acquirenti dei prodotti del celebre marchio hanno sostenuto a gran voce che il colosso di Detroit, nel Michigan, avesse installato tali dispositivi sul modello Ford Super Duty e che lo avesse fatto su di almeno 500.000 vetture.

Si tratta però di una “doppia truffa” perché i consumatori che hanno acquistato il modello Super Duty lo hanno fatto con la specifica intenzione di scegliere un’automobile che raggiungesse un risultato pari a emissioni zero senza però ridurre il livello delle prestazioni.

Il che, ovviamente, ha avuto un prezzo. Nello specifico, chi ha comprato tale modello ha prestato un premio pari a 8.400 dollari, proprio nell’intento di scegliere una vettura con un impatto ambientale ridotto al minimo.

La vicenda della class action

Nel 2018 la class-action dello studio Hagens Bergman ha mosso i primi passi con l’intento di smascherare la Ford e far luce sulla presunta installazione di questi dispositivi in grado di falsificare, e dunque, diminuire vertiginosamente i dati relativi alle emissioni.

La Ford si è mostrata sin da subito collaborativa con le autorità giudiziarie, avviando un’indagine interna alla stessa azienda che faceva seguito alle denuncie già avanzate da alcuni dipendenti che avevano notato degli errori nel funzionamento dei modelli di analisi utilizzati nei meccanismi di necessario adeguamento alla legge americana sui limiti di emissioni nocive per l’ambiente.

Le medesime accuse sono state rivolte anche all’azienda Bosch in quanto la stessa avrebbe sviluppato proprio quei dispositivi informatici che permettono di falsare i dati agendo sull’alterazione dei livelli di carburante nonché sulla pressione dell’aria durante i test che l’autorità di vigilanza conduce nei confronti di tutte le aziende automobilistiche.

È proprio per questo che, nell’ottica della collaborazione con le autorità posta in essere dalla Ford, anche la Bosch si è resa disponibile nei confronti della giustizia per il compimento delle dovute indagini che possano far luce sulla vicenda.

 

Perché una class action?

A questo punto è legittimo chiedersi perché, sia nel caso di Volkswagen che di Ford, sia stata iniziata una class action dai consumatori, nel momento in cui le accuse avanzate nei confronti delle aziende automobilistiche afferiscono alla violazione delle norme sulle emissioni.

Va specificato, innanzitutto, che i consumatori Ford hanno acquistato quelle autovetture con un sovrapprezzo di 8.400 dollari rispetto ai modelli di aziende concorrenti con motori diesel, proprio perché le stesse venivano pubblicizzate come automobili green, a zero emissioni ed attente all’ambiente.

Il riconoscimento del mancato rispetto di quegli standard dovrebbe quindi dare la possibilità a coloro che hanno acquistato i modelli di Ford modelli F-250 e F-350 di richiedere il risarcimento per il danno patito, oltre ovviamente alla procedura parallela che si è aperta a carico dell’azienda per aver violato la normativa nazionale.