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Sanità

Errore medico e diagnosi sbagliata: responsabilità sanitaria e risarcimento

A cura della redazione di Class Action Italia · Aggiornato al

Una diagnosi arrivata troppo tardi, un intervento eseguito senza informare il paziente sui rischi, un’infezione contratta in ospedale: la legge 8 marzo 2017, n. 24 (legge Gelli-Bianco) ha ridisegnato le regole della responsabilità sanitaria. Ecco come funziona e come muoversi.

Chi risponde: struttura e medico

La struttura sanitaria, pubblica o privata, risponde nei confronti del paziente a titolo contrattuale. Il paziente deve provare il rapporto con la struttura, il danno subito e il collegamento causale con la prestazione; spetta poi alla struttura dimostrare di aver adempiuto correttamente o che l’inadempimento è dipeso da una causa a lei non imputabile. Il termine di prescrizione è di dieci anni.

Il medico che opera all’interno della struttura risponde invece, salvo che abbia agito in base a un contratto con il paziente, a titolo extracontrattuale: l’onere della prova è più gravoso per il paziente e il termine di prescrizione è di cinque anni. Per questo, nella maggior parte dei casi, la richiesta di risarcimento si rivolge alla struttura.

Diagnosi errata o tardiva

L’errore diagnostico è una delle cause più frequenti di responsabilità. Quando una diagnosi corretta e tempestiva avrebbe consentito cure più efficaci, il paziente può ottenere il risarcimento del danno alla salute o, se l’esito non sarebbe stato certamente diverso, della perdita della possibilità di guarire o di vivere più a lungo (perdita di chance). Il nesso causale si valuta secondo il criterio del «più probabile che non».

Il consenso informato

La legge 22 dicembre 2017, n. 219, stabilisce che nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito senza il consenso libero e informato del paziente. Il medico deve spiegare diagnosi, prognosi, benefici e rischi del trattamento e le possibili alternative.

Secondo la giurisprudenza, la violazione dell’obbligo di informazione può dare luogo a un danno autonomo, legato alla lesione del diritto all’autodeterminazione, anche quando l’intervento è stato eseguito correttamente.

Il percorso per ottenere il risarcimento

  • richiedi copia integrale della cartella clinica e di tutta la documentazione sanitaria;
  • fai valutare il caso da un medico legale e da uno specialista della materia;
  • invia una richiesta di risarcimento alla struttura e alla sua compagnia assicurativa;
  • prima della causa è obbligatorio un tentativo di conciliazione: la consulenza tecnica preventiva (art. 696-bis c.p.c.) o, in alternativa, la mediazione;
  • se la conciliazione non riesce, si può procedere con il giudizio.

La legge Gelli-Bianco prevede anche l’obbligo di assicurazione per le strutture e l’azione diretta del danneggiato nei confronti dell’assicuratore.

Quando il danno è collettivo

Alcune vicende sanitarie colpiscono un gran numero di pazienti con le stesse modalità: dispositivi medici difettosi, farmaci ritirati dal commercio, focolai di infezioni in una struttura. In questi casi l’azione collettiva, in particolare nei confronti dei produttori, consente di affrontare in modo unitario questioni tecniche complesse e costose.

FAQ

Domande frequenti

Entro quanto tempo posso chiedere il risarcimento?+

Nei confronti della struttura sanitaria il termine di prescrizione è di dieci anni; nei confronti del medico dipendente, di cinque anni. Il termine decorre, in generale, da quando il danno è percepibile e riconducibile alla prestazione sanitaria.

È obbligatorio il tentativo di conciliazione?+

Sì. Prima della causa occorre esperire la consulenza tecnica preventiva ai sensi dell’art. 696-bis c.p.c. o la mediazione.

Questa guida ha finalità informative e non costituisce consulenza legale sul singolo caso. Per una valutazione della tua situazione segnalaci il caso.

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