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Sanità

Liste d’attesa nella sanità: tempi massimi e come farli rispettare

A cura della redazione di Class Action Italia · Aggiornato al

Una visita specialistica fissata tra un anno, un esame diagnostico impossibile da prenotare, un CUP che risponde che le agende sono chiuse: le liste d’attesa sono il primo motivo di rinuncia alle cure. La legge fissa però tempi massimi precisi e prevede rimedi quando non vengono rispettati.

I tempi massimi: le classi di priorità

Il Piano nazionale di governo delle liste d’attesa stabilisce che il medico indichi sulla ricetta una classe di priorità, a cui corrisponde un tempo massimo entro cui la prestazione deve essere erogata:

  • U (urgente): entro 72 ore;
  • B (breve): entro 10 giorni;
  • D (differibile): entro 30 giorni per le visite ed entro 60 giorni per gli accertamenti diagnostici;
  • P (programmata): entro 120 giorni.

Le Regioni possono prevedere tempi più brevi, mai più lunghi.

Le agende non possono essere chiuse

La legge vieta alle aziende sanitarie di sospendere le attività di prenotazione (L. 266/2005, art. 1, comma 282). La risposta «le agende sono chiuse, richiami il mese prossimo» è quindi illegittima. Il decreto-legge 7 giugno 2024, n. 73, ha inoltre introdotto ulteriori misure per la riduzione delle liste d’attesa, tra cui una piattaforma nazionale di monitoraggio e il rafforzamento dei CUP unici regionali.

Se i tempi non vengono rispettati

Il decreto legislativo 29 aprile 1998, n. 124 (art. 3, commi 10-13) prevede che, se l’azienda sanitaria non garantisce la prestazione entro il tempo massimo, il paziente possa chiedere di ottenerla in regime di attività libero-professionale intramuraria (intramoenia), pagando soltanto il ticket. La differenza di costo resta a carico dell’azienda sanitaria.

Molte Regioni hanno disciplinato questo diritto con un percorso di tutela o di garanzia: il paziente presenta una richiesta all’azienda sanitaria, che deve individuare una struttura in grado di erogare la prestazione nei tempi o autorizzare l’intramoenia.

Come muoversi

  • fatti indicare dal medico la classe di priorità sulla ricetta;
  • prenota tramite CUP e chiedi che sia messo per iscritto il primo appuntamento disponibile;
  • se il tempo massimo non è rispettato, presenta una richiesta scritta all’azienda sanitaria o all’URP, attivando il percorso di tutela regionale;
  • conserva ricetta, ricevuta di prenotazione e ogni risposta ricevuta.

La tutela collettiva

Quando un’azienda sanitaria viola in modo sistematico i tempi massimi o chiude le agende, il problema riguarda l’intera platea degli assistiti. Le segnalazioni documentate di più pazienti possono sostenere una diffida e, se necessario, un ricorso collettivo per il rispetto degli standard previsti dalla legge.

FAQ

Domande frequenti

Il CUP dice che non ci sono posti: cosa posso fare?+

Chiedi che la risposta sia messa per iscritto e presenta all’azienda sanitaria una richiesta di erogazione entro il tempo massimo. Se non è possibile, hai diritto a ottenere la prestazione in intramoenia pagando solo il ticket (D.Lgs. 124/1998, art. 3).

Chi stabilisce la classe di priorità?+

Il medico prescrittore, di base o specialista, in base alle condizioni cliniche del paziente, indicandola sulla ricetta.

Questa guida ha finalità informative e non costituisce consulenza legale sul singolo caso. Per una valutazione della tua situazione segnalaci il caso.

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