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Opzione Donna · discriminazione previdenziale

In sintesi

L’associazione Class Action Italia ha presentato alla Consigliera Nazionale di Parità un piano di rimozione della discriminazione che colpisce migliaia di lavoratrici italiane escluse dall’accesso alla pensione anticipata «Opzione Donna».

La Legge di Bilancio 2024 ha modificato i criteri di accesso alla misura, richiedendo oltre ai 35 anni di contributi e ai 61 anni, anche una di tre condizioni soggettive specifiche: essere caregiver di un familiare con handicap grave, avere una riduzione della capacità lavorativa superiore al 74%, oppure essere lavoratrici licenziate o dipendenti da imprese con un tavolo di crisi attivo presso il Ministero.

Quest’ultimo requisito sta generando una disparità inaccettabile all’interno dello stesso genere femminile. Molti sono i casi di evidente ingiustizia documentati nel piano: una lavoratrice licenziata da un’azienda che apre la procedura di crisi ministeriale un anno dopo si vede negare la pensione, mentre le colleghe licenziate successivamente all’avvio del tavolo possono accedervi.

La norma attuale confina un diritto maturato a una platea ristrettissima di donne, la cui unica caratteristica è la natura del datore di lavoro. La Corte d’Appello di Ancona ha ritenuto «del tutto irragionevole» restringere la categoria delle beneficiarie licenziate solo a quelle il cui recesso è avvenuto durante l’attività del tavolo di confronto.

Il piano contesta anche la circolare INPS che altera il significato della norma originale invertendo l’ordine dei beneficiari. Class Action Italia sollecita un incontro tra la Consigliera di Parità, l’INPS e il Ministero del Lavoro per un intervento in autotutela e una modifica legislativa che elimini le tre condizioni soggettive discriminatorie.

«Quale buona ragione giustifica — si chiede il piano — che una lavoratrice con 35 anni di contributi e 61 anni possa accedere alla pensione solo se dipendente di un’impresa in crisi, mentre una coetanea con pari anzianità contributiva ne è esclusa?» Migliaia di donne chiedono ascolto perché sia riconosciuto loro un diritto fondamentale.

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